L'Assedio

Postille della Regina Nera.

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lunedì, 15 settembre 2008

SANGUE NERO



- Prendimi, allora...



Shevron sussulta. Seduta sopra il davanzale c'è una donna. E' completamente illuminata da una luna gialla e volgare ma, per quanto si sforzi, il cavaliere non riesce proprio a guardarla in volto.



- Prendimi! - Scende dal suo sedile e ride, il tono è allettante e burlesco. - Non è un sogno questo... diamo troppa importanza ai sogni tu ed io. In queste notti io ho sognato così tanto la nostra vittoria che l'illusione spesso ha preso il sopravvento sulla realtà. Sei stupito che sia qui? Se un semplice affabulatore orbo e storpio, è riuscito ad entrare in camera tua pensi che io non ne sia capace?



E' davvero Lei o è un nuovo inganno? L'immagine è tremula e incerta , ma da quella Presenza emana forza e calore, ha un suo odore , tutto sembra vibrare a quella voce. Flamarel risplende accecante e pulsa di tanta energia che l'eroe non riesce a governarla.



- E' dunque questa la lama consacrata? La spada della Furia, della Profanazione, del Deicidio... Vi rende ciechi, monchi e muti la Luce del Fuoco Segreto. E credete che servano gemme fatate per vedere, armi magiche per colpire con forza, arcane formule per parlare con efficacia.





Deve tacere! Finché la sua voce risuonerà lui rimarrà incatenato dall'incantesimo. La nemica lo renderà impotente, lo distruggerà, e quando avrà finito con lui...



- Zitta – si scaglia verso di lei con uno sforzo atroce, la colpisce, la trapassa – Taci!



Un fiotto di sangue nero gli colpisce la fronte. La donna non vacilla. S'allontana la spada dal petto con le mani nude. La ferita si chiude, le carni ritornano integre, bianche. Shevron vede la sua spada impregnarsi di nera feccia. La luce di Flamarel è spenta, il metallo si sfalda, si trasforma in cenere.



Ora La vede bene in volto. Non può fare a meno di fissarLa. Le sue membra si fanno ghiaccio. Solo la fronte gli brucia. Gli si avvicina, gli sfiora il petto con la punta delle dita. Shevron crolla, allora, irrimediabilmente, la tenebra accecante lo sommerge,





Un grido. Il letto è fradicio di sudore, gli occhi sgranati come pigne conficcate nella sabbia.

Il sole è già alto. La città risuona di grida guerresche. Dal tempio vengono canti familiari.

Flamarel non è appoggiata alla sedia. Al suo posto, sullo schienale, c'è la tunica immacolata dell'investitura.

Bussano alla porta.



- Preparati, Mio signore, i sacerdoti Ti attendono.



Shevron balza giù dal letto, afferra la veste e se la infila, ridendo. “Non devo dare troppa importanza ai sogni”.

S'avvicina allo specchio per pettinarsi e accomodarsi i lacci della scollatura.

E' marchiato!

Uno sfregio in fronte, un'ustione, come uno schizzo d'acido. Cinque macchie nere sul petto,

postato da: GabiMarian alle ore 11:40 | link | commenti
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martedì, 09 settembre 2008





Dialogo





Stringendo la sua lama avanza Shevron, e dietro lui cinquanta cavalieri. Risplende Flamarel di foco increato di furore e di gloria . Rilucono gli elmi dei prodi, Garriscono i cimieri. Urla la folla..


S'apre il portale che gli avi già posero quando eran tersi i giorni e grato il suolo e non schierava la tenebra armate irte di picche. Esce l'eroe varca le mura senza paura scruta l'orizzonte,


Trema l'eroe. Non vede il suo nemico. Libero è il campo, sconfinato e verde.


Sotto di lui zolle di terra nuova: cresce l'assenzio tra le ossa spolpate; dietro di lui d'una città caduta nere rovine.


Di fronte a lui un pastore conduce le sue capre. Un ragazzino.


Il Pastorello: Ohi, Chi sei tu? Un fantasma?


Il cavaliere: io sono Shevron figlio di Ark, cavaliere di Kenn.


Il pastorello: Ahimè! Uno spettro di qualche eroe caduto in guerra. Non prendermi, o glorioso! Non portarmi nel grigio reame. Sono un bambino!


Il cavaliere : Che dici? Quale inganno è mai questo? Qual malia? Ove spariron la cittade e il campo, il nemico crudele e la mia schiera?


Le capre belano il ragazzino inizia a capire che quello è un vero uomo in carne ed ossa, non una fantasima.


P- Se tu sei vero... soffia nel mio zufolo.


C: Lo zufolo?


P. I fantasmi non han fiato.


Shevron abbassa il brando, prende il flauto e soffia. Un suono distorto e acuto ferisce le orecchie delle capre. Fuggono due capretti.


P. sei proprio un uomo, che caso! Un cavaliere colpito da stregheria!


Il fanciullo ride. Shevron comprende sempre di più il suo caso, e trema.


P. Hai i brividi del mese dei ghiacci ... e il grano ancor matura sotto il sole estivo. Che hai.


C. Sentisti mai parlare Di Midyan?


P. Certo. Sorgeva qui la città regia, ancora quest'inverno. Poi il nemico la prese e ne fece un gran foco.


C. L'esercito degli Orchi?


P. Così diceva la gente di città, ch'erano orchi. Ma sono stati meglio di tanti uomini. La mia casa non la bruciarono. E non uccisero nessuno, né la gente, né le capre. Vinsero la guerra e andarono verso mezzogiorno. Ripassarono poi per ritornare nelle loro terre tre mesi fa.


C. E la Regina Nera la conosci?


P. Certo. Cavalcava come un uomo. E non un cavallo, ma un drago.


C. Io porto questa spada per ucciderla. A questo io son stato chiamato.


P. La buona sorte sia con te, allora. Di certo è nella reggia sua in buona pace. Dieci volte Millanta fanti difendono il castello e tremila schiere di cavalieri.


C. Nessuna magia, nessun incanto può arrestarmi. Consacrata è la lama ed il mio nome legato all'Impresa. Io porrò termine e fine alla sua vita prava. Andrò a nord.


P. Buon pro ti faccia. Addio.


Solleva Shevron la lama sacra verso il terso cielo. Rinnova il voto, sprona il suo destriero.


P. Oh cavaliere, il nord è dall'altra parte!


Shevron volta il cavallo. Flamarel risplende di foco increrato, di furore e gloria.


Risuona la pernacchia del pastore


- Vai e becca la tua regina, fanfarone!


Dalla sua fionda parton tre sassetti.


postato da: GabiMarian alle ore 11:04 | link | commenti (1)
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martedì, 24 giugno 2008

Ritorno

Torniamo a Midyan dopo il termine della campagna. La città era stata rasa al suolo in modo così accurato che il più grosso dei frammenti delle macerie aveva le dimensioni di una noce. Cresce l’erba sulla collina ed è già alta. Il sole si specchia indolente nelle pozzanghere, e già ha dato vita a mille e mille generazioni di insetti.







Ci accampiamo ai piedi del colle, come ai tempi dell’assedio. La terra vibra. Il silenzio della valle si fa gemito prolungato. Questi luoghi non vedono l’uomo da mesi, e il loro spirito ci studia incredulo con gli occhi dei  cavalli selvatici che si muovono per le pendici erbose, nutrendosi delle piante cresciute dalla provvida distruzione. Non ci temono, sanno che l’assedio verrà tolto l’indomani.







La campagna è finita. L’ondata si ritira. Aspetteremo i frutti delle alleanze, i tributi dei popoli sottomessi. Saremo principi senza palazzo e senza corte, fino a quando una nuova massa abbacinante non si leverà tra i ghiacci eterni del nord.







Nessun rimpianto. Nessuna lode dei nemici. Avrebbero forse celebrato il nostro sacrificio se fossero stati loro a vincere? Si dice che abbiano combattuto con valore. Ma era forse valore quella follia insensata che ha imposto loro di opporsi fino all’ultimo alla forza invincibile che poteva e voleva salvarli?





Chissà se esiste ancora sulla terra qualcuno che ricorda ed onora i nostri avversari? Che significa il nome di Valim della Contrada Bianca, colui che voleva essere il vincitore in nome del suo Dio e del suo re? Ora la sua carne è dissolta, insieme a quella di altre centinaia di uomini, la sua anima dispersa. Ricordo che tra i corpi ammassati nella cittadella, dopo la vittoria,il suo non c’era. Forse il drago l’ha bruciato. Forse è andato perso tra le correnti del fiume.

Molti eroi sono caduti in questa piana. Il nostro canto per loro durerà tutto il giorno e tutta la notte.

postato da: GabiMarian alle ore 09:00 | link | commenti
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sabato, 19 gennaio 2008

La Grande Corrente

 
Tutto si fa bianco quando lo conducono. Un bianco totale, che prosciuga e soffoca. E non lo vedo, non sento il suo corpo, nonostante le mani si aggrappino alla carne ammassata sulla barella. Sono Oggetti le mie mani, a contatto con altri oggetti. E i miei occhi sono specchi neri nei quali il mondo si riversa senza affliggerli. Queste mie membra mi sono estranee e ostili tanto quanto quel cadavere che non riconosco.

La ferita è in pieno petto. Una lacerazione indica che chi lo ha raccolto ha tentato di estrarre la freccia, ma la mano del salvatore non ha ottenuto altro risultato se non quello di accelerare la morte. L’armatura è stata strappata dai soccorritori, lembi di pelle insieme a essa. Come hanno potuto tentare di salvarlo prima di me! Sotto la mia carezza la carne si scioglie, si apre, la freccia esce senza alcuno sforzo. Si rilassano i tratti sconvolti del viso ed è totale l’illusione del sonno, la sicurezza del risveglio.

E’ nelle mie mani il dardo, le unghie stridono contro la sua punta di acciaio forgiata secondo sapienze antiche e protervie. Vibra nelle mie vene la tensione del volo che l’ha condotto al petto di mio figlio. Sibilano i pensieri di chi l’ha scagliato. Vedo un volto sereno ed occhi limpidi, luminosi anche nell’uccidere.

Scorrono nell’acqua e nel vento le parole inespresse e la tensione del braccio è ispirata da una volontà atroce e falsa. Scorre l’attimo e Lei si fa forte di quel momento leggero come il battito delle ali di un moscerino de lo fa deflagrare in una forza incontenibile.



Esistono luoghi dove non c’è acqua né aria. Dove non ci sono né palpiti né parole. E là mano omicida non ha forza, la freccia non è mai stata scagliata, non ha avuto alcun effetto.

Mi ferisco la mano con la punta dell'arma, lascio che il sangue coli denso e caldo, lo mischio al liquido che ristagna nella ferita di Lymnar. Non una sola lacrima finchè quel corpo non sarà disfatto, finché il sangue non sarà del tutto asciutto, fino a quando non resterà di lui neppure il nome, ed ogni cosa mortale in lui non sarà disciolta nella Grande Corrente.

Mi tuffo nella Corrente e mi muovo in essa come un'agile lontra in un ruscello. Lo spirito di mio figlio ha ancora una forma, non si è confuso nel flusso dell'Essere. Ha ancora occhi che mi guardano, orecchie che odono la mia voce. Non vuole riconoscermi e non vuole rispondermi, ma sa che presto lo prenderò tra le braccia e lo riporterò tra i viventi.

E' fermo il vento e l'acqua prosciugata, là ove mi muovo. Oltre la Barriera ora io vedo la mia nemica che dorme scossa da fremiti. È cieco il suo occhio e torpida la mano. La fronte è appena tiepida e le vene del collo pulsano appena. Nessun dio mi impedirà di colpire, perché tutti gli dei approvano la vendetta di una madre. La mia mano buca la Barriera, afferra il braccio della guerriera dormiente. Sussulta e si sveglia la Luminosa ma al risveglio ella è già nel regno dei morti. Si guarda attorno incredula. Il suo volto si fa livido, evanescente. Mi riconosce, sebbene non mi abbia mai incontrato, e riconosce Lymnar. Lo sguardo di mio figlio e fisso nei suoi occhi, la trapassa come una spada. La diafana guerriera grida parole indistinte, un incantesimo forse, o una preghiera. Da lei si sprigiona una luce abbagliante. Tutta la corrente si fa incandescente allora, ribolle come lava e la inghiotte.

E' ora di fuggire. Afferro Lymnar. Le porte di tutti i cieli e tutti gli abissi si sono aperte nello stesso momento, e noi possiamo risalire in superficie, vivere altri infiniti giorni prima di incontrare il nostro vero destino.



Si muove il corpo sfuggito alla putrefazione, e gli occhi vedono. Grida Lymnar. Si siede con uno scatto. Non dice nulla e nemmeno io gli parlo. È un silenzio pieno di orrore e di estasi e nessuna parola può veramente esprimere quel che accaduto.

Ci guardiamo negli occhi come accadde quando neonato indirizzò sguardo verso di me per la prima volta

Fuori dalla tenda il sole sta già tramontando. Rientra Khor-Kroyul, sporco della battaglia. Si toglie l'elmo e ci guarda tranquillo, come se nulla mai fosse accaduto.

postato da: GabiMarian alle ore 12:15 | link | commenti
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mercoledì, 16 gennaio 2008

Il trionfo

Non è Lymnar a cercare la bestia, ma il drago a cercare lui. Fa capolino nella tenda, lo scalza giù dal letto a colpi di muso.

- E’il momento! – sibila il mostro. Lymnar trema. Riconosce la voce del patrigno.

 L’armatura gli stringe il petto, chiude in una morsa di ghiaccio gli spasimi del suo stomaco in rivolta. La creatura lo prende per il mantello, se lo mette in groppa. Non vede l’esercito schierato il condottiero. Sente solo la sua presenza, il suo irreale silenzio, la ferrea immobilità dell’attesa.

Percepisce solo il cielo livido  sopra la sua testa e  uno sguardo fisso, imperscrutabile, dentro al suo cuore. La bestia compie un balzo, si libra in volo. Trattiene un grido Lymnar. Sopra di lui eterei, vorticosi abissi. Sotto di lui si muovono le schiere.

 Una figura ammantata di nero scivola fra di loro. Sua madre, l’anima di quell’impresa, colei che ha recato l’odio nel cuore per lunghi anni perché crescesse in lei fino a raggiungere una potenza troppo forte per essere contenuta.

Un immane cavaliere dalle movenze spettrali, dall’armatura irta di inverosimili borchie  risale alle retrovie, superando una schiera dopo l’altra. Tremano i soldati, scorgendolo. Lo odiano  visceralmente e con tutta la forza del ventre lo venerano. E sia! Khor-Kroyul in terra, sulla scorza nera che galleggia sopra gli abissi di fuoco. E lui, Lymnar,  lontano da quel demone, libero, sotto cieli infiniti.

Incita il drago, lo spinge all’assalto. Non serve più essere cauti, prudenti. Le fiamme escono in ripetute volute che si intrecciano fino a formare uno scudo, un muro di fronte a lui. Gli artigli sono distesi, lunghi come spade. Le torri della città alta sono sotto di lui. Cala sopra di loro come una tempesta di tenebra, carne e fuoco. Chiude gli occhi Lymnar, trattiene il fiato. Sente le grida dei nemici attorno a sé, e puzza di bruciato.

Il drago s’impenna di nuovo, e si getta in picchiata. Respira appena l’aria tersa e poi è di nuovo un tuffo nella distruzione, nel sangue, nella vendetta. Tiene ancora gli occhi chiusi Lymnar e li riapre solo per contemplare dall’alto ciò che è stato compiuto. Un nuovo tuffo, un impennata e poi un nuovo assalto ancora.  In breve la reggia dalle eburnee guglie è ridotta ad una sorta di pietraia disconnessa ed arsa.

Entrano intanto nell’ultima cerchia i cavalieri invasati, il volto deformato dall’Estasi Oscura. Li guida la massa furente e nera di Khor- Kroyul, gridando con voce terribile, che  scuote la città fin dalle fondamenta. Nulla sopravvive. I fanti avanzano sopra un tappeto di morte, usano le picche sopra coloro che ancora si muovono e mugolano con movenze da falciatori.

E sul sangue e sui corpi disfatti scivola lei, N’aor-Khelle, indifferente, altera, come se già vivesse dal tempo in quel trionfo, ed ora contemplasse una banale realtà.




Non c’è stata alcuna vera battaglia, nessuna resistenza da parte del nemico stremato è stata possibile. E’ caduta la dannata città che è costata così tante vittime, caduta… Non ne rimarrà nulla all’alba di  domani, neppure la cenere, soltanto un vuoto nome.

Ma ecco che un ruggito sale dai sotterranei. Da chissà quale rifugio parte una carica di cavalleria. La guida il re, valoroso un tempo, terribile guerriero. E’ un’impresa disperata, sa che lui ed i suoi compagni verranno sterminati, ma vuole morire difendendo la sua città. Il  suo desiderio venga esaudito! Lymnar spalanca gli occhi, ordina  alla bestia di scendere, o forse è la bestia ad ordinarglielo. Il mostro afferra il sovrano tra gli artigli, insieme al suo cavallo, lo stringe con veemenza, le ossa scricchiolano. Lo porta in volo, a contatto delle nubi, poi lo lascia cadere.

Giace inerte ai piedi del conquistatore il prode regnante. Rantola e gli occhi cercano il cielo, ma Naor è sopra di lui, lo priva dell’ultima scintilla di luce, solleva il corpo infranto come un sacco e gli taglia la gola.

Grida di esultanza raggiungono Lymnar nel suo rifugio celeste. Conati di vomito  gli risalgono per la gola. Non vuole scendere. Non vuole partecipare a tutto questo. Non vuole.



Mi risveglio gridando da questo sogno che mi teneva stretta, mi attanagliava come l'abbraccio di un boia.

Perchè tutto mi sembrava così terribile. Non ho forse sognato il mio trionfo?

Vedevo con gli occhi di mio figlio, sentivo i palpiti del suo cuore dentro al mio petto. Già altre volte ho avuto simili premonizioni.


Khor è mi siede accanto, mi guarda con occhi vitrei, scruta ogni mio pensiero. Non voglio essere sua questa volta. Non voglio annullarmi in lui.

Entra un soldato, la sua anima trema come l'acqua di una pozza mossa dal vento.

- Mia signora! - non osa guardarmi, e non solleva il volto - il nostro comandante... tuo figlio... è caduto.


postato da: GabiMarian alle ore 14:33 | link | commenti
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lunedì, 07 gennaio 2008

Decimo giorno dell'assedio di Midyan

Muove il Bianco.




Muove il Nero


Esiste una lussuria dell’Odio come ce n’è una dell’Amore. Mi hai vista  sul campo di battaglia, hai contemplato la mia persona, hai impresso nella memoria le mie fattezze e le hai trasformate, adattandole ai tuoi incubi. Non sarò di certo io a metterti in guardia contro la follia che ho visto nei tuoi occhi. Tu sai bene  che le allucinazioni uccidono. Possono trafiggere, divorare, squartare come i deformi figli dell’Incubo che tu e i tuoi soldati avete affrontato questa notte, nemico mio.


Dai merito ad un gingillo per avermi vista chiaramente. Non giocare con amuleti, e balocchi. Tu stesso sei il balocco del fato. E il fato ci ha uniti, più saldamente di quanto siano legati due sposi fedeli, e tu penserai al mio corpo sovrano con un fremito più forte di quello che ti ispirerebbero le carni di un’amante fino a quando non verrà la Morte a dividerci. Quel momento tremendo è sempre più vicino. Rimpiangerai il falso coraggio con cui ti sei votato alla tua rovina, quando vagherai nel Grigio Reame.


Siete sempre più deboli, la fame vi stermina. Cupe visioni vi tormentano. Non vi serve sottomettervi ormai. Siete già nostri sudditi, poiché noi abbiamo maggior potere sulle vostre vite di quanto ne abbiano il vostro re, il vostro dio.





postato da: GabiMarian alle ore 14:35 | link | commenti
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giovedì, 06 dicembre 2007

Pace subito!





Queste sono le nostre condizioni per la pace. Spero che il nostro nemico non le rifiuti adducendo la scusa che la pergamena è ricavata dalla pelle di uno dei loro caduti.








propostadipaceua7

postato da: GabiMarian alle ore 15:52 | link | commenti
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venerdì, 30 novembre 2007

Cupe storie della malanotte

Per  passare il tempo ci si racconta leggende intorno al fuoco (di drago, ovviamente).

Leggi anche tu questa storia, nemico mio,  e conosci le nostre tradizioni. (L'immagine nasconde un link).








 Leggenda

postato da: GabiMarian alle ore 09:39 | link | commenti (1)
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martedì, 27 novembre 2007

Nono giorno dell'assedio di Midyan

In Volo.




Muove il Bianco









Muove il Nero




“La disperazione è la loro maggiore forza. Se potessero trarne materia per erigere mura esse sarebbero inattaccabili, se producesse strali questi ci colpirebbero al cuore ancor prima che le nostre orecchie possano sentirne il sibilo. Possiamo avere eserciti che coprono tutta la pianura da qui fino a Hoosir, possiamo dominare  tutte le creature degli abissi, possiamo versare il sangue di mille uomini, mostrare ai nostri nemici tutti gli orrori contenuti nei mondi terreni e ultraterreni. Possiamo tutto ma non vinceremo fino a quando rimarrà uno solo di questi combattenti: ebbro della sua disperazione, capace di ogni cosa, come lo fummo noi per vendicare la nostra sofferenza.”

Lymnar mi sussurra queste parole tenendo le briglie con mani tremanti e fredde. Non sa condurre il drago. È la bestia a portarci secondo il proprio volere.

“In questa guerra potremmo subire una terribile sconfitta, madre… potremmo divenire simili ai nostri nemici…"

Lymnar è stanco. Ieri sera ha assistito ai giochi della truppa con una bambola vera, una fanciulla estratta ancora viva dalle macerie. Non ha resistito. Si è gettato con la spada sguainata sul branco, ha ucciso gli stupratori e ha dato il colpo di grazia alla vittima.

Siamo lontani dalle miserie della terra in queste regioni aeree. Studiamo freddamente i nemici. Un nostro capriccio potrebbe imporre alla morte di calare su di loro e schiacciarli in un attimo. Ma il drago non obbedisce ai capricci. Ha una propria sapienza, superiore a quella umana, ha una sua strategia.

Noi siamo gli araldi di tale sapienza, e sarà lei a trionfare sulla bestialità umana, in ogni sua forma, anche sulla nostra, se fosse necessario.


postato da: GabiMarian alle ore 15:27 | link | commenti
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venerdì, 16 novembre 2007

Il risveglio (Ottavo giorno dell'assedio di Midyan)

Muove il Bianco









Muove il Nero







Non appena il nuovo sole  ha colorato di rosso le mura di Midyan ho attraversato il campo, circondata da sguardi ostili e lamentele soffocate. L’attività era ricominciata con poca foga. Fiaccati dalla fatica, dalla paura e dalle privazioni i nostri mormoravano contro l’inefficacia della mia negromanzia, contro Khoor-Khroiyul, l’Oscuro, che rimaneva chiuso nella tenda, oppresso dal letargo del corpo in cui si è incarnato.

Capivano come questa città non cadrà in poco tempo e in questo assedio potrebbe esaurirsi buona parte della nostra forza. Ripetevano il nome di Lymnar, il trionfatore, appena tornato dalla sua campagna. Desideravano affidare a lui il comando, premiando il suo odio mal represso contro il patrigno.

Io non mi curavo delle loro parole. Ho proseguito senza indugio e mi sono chinata dove gli dei mi hanno suggerito. Le mie mani hanno accarezzato il suolo e l’hanno sentito pulsare. La terra è tornata fertile dopo le mie preghiere, il suo latte materno è confluito nelle mie dita.

Ne ho fatto un bozzolo di tenebra ardente e l’ho raccolto nel mio grembo. L’ho portato con me fino alla tenda, sopportandone il peso immane. L’ho posato sul petto del mio signore e lui si è svegliato, si è sollevato scuotendo la chioma terribile, dardeggiando con gli occhi pieni di oscura luce e ha lanciato il richiamo.


A quel grido la terra ha tremato ed ogni rumore si è zittito. Quel silenzio sembrava destinato ad essere eterno ma fu  ben presto rotto dai passi della creatura che l’Oscuro aveva chiamato e dalle grida confuse della truppa.  Uscii dalla tenda e mi imbattei in mio figlio. Era bianco come un cadavere e additava Quella Cosa, tremando.

La Bestia si muoveva con cautela in mezzo al nostro esercito, le ali aperte, la coda sollevata. All’improvviso si sollevò con un balzo che per il dragone doveva essere ben poca cosa e poi planò sopra la città e, con un singolo colpo caudale abbatté le mura che non erano state intaccate dal lavorio delle piccozze, degli arieti e delle trivelle.  Tutta la nostra moltitudine ha gridato e si è lanciata furiosa verso la breccia. Lymnar si è issato sul suo cavallo e ha risalito a fatica l’ondata della carica delle sue schiere, ma esse non hanno seguito uno solo dei suoi ordini, si sono lasciate semplicemente trascinare dal furore del mostro, e hanno gioito delle sue vittime e fatto banchetto dei suoi avanzi.


Nuovi bagliori colorano Midyan di rosso. È il fuoco che divampa dalle case e brucia i mucchi di cadaveri. Le avanguardie sono accampate entro la prima cerchia ora, e riposano scaldate dal fiato tiepido dell’incubo addomesticato.


postato da: GabiMarian alle ore 14:29 | link | commenti
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